Non è urgente

L’ansia che ci accompagna tenendoci a braccetto per gran parte della nostra esistenza é spesso legata al senso di urgenza con cui viviamo le cose. La mattina non abbiamo ancora aperto gli occhi e già siamo invasi da quella pressione, da quel senso di fretta, di incombenza, di cataclisma imminente che non può che farci male, fisicamente e psicologicamente.

Certo, la vita è piena di impegni, siamo sempre di corsa e bla bla bla. Ma l’urgenza a cui mi riferisco in questo articolo è qualcosa di più profondo e indipendente dal nostro stile di vita. È qualcosa di emotivo e di soggettivo.

Può riguardare anche gli studenti delle medie, le casalinghe, i pensionati, le mamme che accompagnano i figli in giro per attività varie.

Ha a che fare con l’infelicità, con i vuoti, con il bisogno di non fermarsi a pensare e a stare. Il senso di urgenza non va confuso con la capacità di essere puntuali, affidabili o organizzati; esso è pura e squisita ansia che ci rende confusi, affannati e preoccupati per tutto. A me capitava durante le gravidanze: con l’avvicinarsi della data del parto andavo in tilt e cominciavo a pensare di dovermi occupare di tutto prima, ma proprio di tutto: fare le pulizie di Pasqua e di Natale anche se era settembre, portare roba in tintoria, riempire il freezer di provviste, scrivere le mie memorie, fare testamento. Come se dopo l’arrivo del bebè non fossi più stata in grado di fare nulla. Mi immaginavo chiusa in casa ad allattare con i ratti che scorrazzavano per casa e le pentole incrostate nel lavello.

Cosa è veramente urgente? Cosa davvero non può aspettare? Quasi nulla, a dire il vero. Il giorno in cui moriremo non daranno la coppa a quelli che hanno sempre fatto tutto in anticipo. Non credo esista un paradiso per gli affannati. Credo anche che le persone più sofferenti per il senso di urgenza siano quelle maggiormente insoddisfatte, quelle che dovrebbero fare i conti con dei vuoti e con delle mancanze dolorose. L’urgenza dà un’illusione di pieno, di vita, di attività. Corriamo come criceti sulla ruota per non accorgerci di essere chiusi in una gabbia.

Eppure è così bello e così salutare, qualche volta, farsi uno sconto o rimandare qualcosa o eliminare un’incombenza dalla lista senza sentirsi in colpa. Affrontare le cose una alla volta senza farsi travolgere dalla valanga di ciò che ci aspetta dopo. E vedere che, magicamente, così facendo siamo più produttivi ed efficaci. Vedere anche che, eliminata l’urgenza, ci resta un po’ di spazio per abitare pienamente la nostra vita, ma forse è proprio questo che ci spaventa.

redazione

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