Il deinfluenzamento

a cura della dottoressa Silvia Senestro

Il tema di questo articolo è stato suggerito da mia figlia Vera, tredicenne appassionata di prodotti di bellezza e compratrice compulsiva (in fase di remissione) di cremine, maschere e sieri.

La pargola ha recentemente scoperto il meraviglioso mondo del “deinfluencing” e sta guardando dei video che hanno lo scopo di contrastare l’influenzamento precedentemente creato dagli influencer: non tutti i Tik Tok vengono per nuocere. Molti prodotti presentati come indispensabili per la sopravvivenza, mi dice ora la pentita fanciulla, sono in realtà del tutto inutili!

Nella gioiosa attesa che si esauriscano le scorte e la mensola del mio bagno si liberi dai cumuli di vasetti superflui, non posso non pensare a quanto il concetto di disinfluenzamento possa essere efficace anche nel mio campo.

Una buona metà dei problemi che ci affliggono, infatti, non è dovuta a fattori intrinseci ma piuttosto ad aspetti esterni a noi, a situazioni di influenzamento alle quali obbediamo più o meno consciamente.
I nostri desideri, ahimè, sono per lo più indotti: giorni fa una paziente mi svelava di non aver scelto l’abito da sposa in base ai sui gusti personali, bensì con la finalità di essere approvata e “non criticabile” dalle amiche. Diverse persone detestano il loro lavoro, scelto a tempo debito non seguendo le inclinazioni personali ma il volere e le aspettative dei genitori o i dettami del prestigio sociale. I viaggi, gli hobbies, gli sport da praticare vengono selezionati in base a criteri legati alle mode, ai trend, a ciò che è IN o OUT per gli altri. Vorrai mica essere l’unico in ufficio a non aver mai percorso la mitica (ma desolante quanto deludente) Route 66 o stretto in mano una racchetta da Padel?

Siamo condizionati in tutto e non solo in senso commerciale: anche il nostro modo di essere amici,
partner, genitori e colleghi di lavoro é pilotato da qualcuno, un Grande Fratello che dirige il nostro comportamento in un senso piuttosto che nell’altro dopo aver plasmato i nostri desideri.
Chi sia questo Grande Fratello, è soggettivo: ognuno ha il proprio. La mamma, la cognata, il migliore amico o lo zio di successo a cui vorremmo somigliare, un ideale immaginario, un personaggio famoso, un influencer vero e proprio.

Non è detto che tutte le fonti di influenzamento siano dannose e che vadano eliminate; l’importante però è riconoscerle e guardare in modo più oggettivo e disincantato.

Gli influencer, non sottoposti a sguardo critico, tendono a diventare degli idoli o dei dogmi. Possono essere la Ferragni, un’amica giudicante, il vicino di casa con cui siamo in competizione, un genitore invadente o l’idea di chi dovremmo diventare per andare bene: osservarli da una certa distanza ci permette di smitizzarli, acquisire prospettiva e recuperare qualche grado di libertà.

L’importante è poi mantenerlo, quel grado, perché obbedire alle richieste esterne ci piace talmente tanto da sembrare una necessità intrinseca al genere umano.

In tal caso, assisteremmo ad un passaggio di testimone epocale in cui gli influencer ormai venuti a noia saranno ignorati, cacciati e relegati a vendere i panettoni agli angoli delle strade, definitivamente soppiantati da una nuova, giovane, fighissima, imperdibile generazione di de-influencer che ci svelerà come non vestirci, cosa non comprare e come non comportarci per il prossimo decennio.

redazione

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