L’attesa del dolore è essa stessa dolore

A cura della dottoressa Silvia Senestro

Una buona parte delle discussioni che si svolgono nello studio dello psicologo riguardano situazioni difficili che non esistono nella realtà ma che sono attese, immaginate, temute e non per questo meno dolorose o “ansiogene”.

L’ansia è, per definizione, anticipatoria: le visite dal dentista, gli esami scolastici, le separazioni e tutte le amenità che punteggiano la nostra esistenza ci affliggono tanto prima che durante; il nostro cervello, infatti, non distingue fra il dolore immaginato e quello effettivo e si adopera a produrre neurotrasmettitori legati alla paura, alla frustrazione e al dramma in entrambi i casi.

Anzi, il “prima” è un po’ peggio, perché in quel caso siamo sprovvisti dell’attivazione dei sistemi legati all’emergenza e al “qui e ora”. Proprio così, stiamo peggio al pensiero che domani ci sarà un terremoto rispetto al momento in cui la nostra casa si mette a tremare e iniziano a caderci in testa i primi calcinacci.

Il problema è che l’attesa di terremoti emotivi non si risolve in pochi attimi ogni tanto, ma occupa lassi di tempo enormi, in alcuni casi l’intera esistenza di una persona. Paura di perdere il lavoro, paura che quel collega prima o poi ci freghi, paura di non avere abbastanza soldi, delle malattie, dei tradimenti, di essere lasciati. Paura indifferenziata e generica, a volte, che qualcosa vada storto. Cosa? E chi lo sa. Qualcosa. Al nostro cervello non serve un complemento oggetto per mettersi a produrre adrenalina.
Non esistono facili soluzioni per condizioni che rivestono tutto il nostro modo di funzionare, ma ci tengo a fornire due piccole indicazioni, la prima più superficiale e la seconda un po’ più profonda.

Primo: un cervello occupato, ben nutrito e pieno di interessi è un cervello meno soggetto a perdersi nelle elucubrazioni, nell’ansia e nell’ipocondria. Traete da qui le vostre considerazioni.

Secondo (e qui i miei pazienti riconosceranno qualcosa che ripeto sempre, come un mantra): per contrastare qualcosa di emotivo e di negativo, cerca di generare qualcosa di altrettanto emotivo e altrettanto potente, ma di segno opposto.

Un antagonista. Un esempio: hai tanta paura? Ti serve tanto coraggio.

Si tratta davvero di accedere ad un pacchetto di risorse che ci eravamo dimenticati di possedere, di dare uno scossone, di ringhiare, di girarsi il berretto come Stallone in Over the Top e di farlo oggi, subito, senza aspettare il terremoto, l’alluvione, la tempesta emotiva.

Le aspettative negative colorano il nostro Sabato del Villaggio Triste e lo inquinano costantemente: se abbiamo la fortuna di avere la salute per noi e per i nostri cari, impariamo ad esserne grati e anche i nostri pensieri cambieranno tonalità.

redazione

Next Post

Settembre 2026. Dichiarazione RED: cos’è e perchè è importante

Gio Set 3 , 2026
Ogni anno l’INPS avvia la campagna RED, una procedura che riguarda i pensionati che ricevono prestazioni collegate al reddito. La dichiarazione RED serve a comunicare all’INPS eventuali redditi non già presenti nel 730 o nel modello Redditi, così che l’Istituto possa verificare se la prestazione è ancora dovuta e in […]

potrebbe interessarti