Giornalismo alimentare, oltre 130 relatori a Torino

Seguito nei tre giorni l’evento sul giornalismo alimentare, festival giunto alla quarta edizione dove si sono confrontati foodblogger, aziende e amministrazioni

Spazio d’incontro, confronto e dibattito tra chi, giornalisti e blogger, si occupa di informare e comunicare quando proviene dal mondo del cibo. Il Festival del Giornalismo Alimentare, giunto alla sua quarta edizione, si è svolto, a Torino, dal 21 al 23 febbraio 2019. Oltre 130 i relatori, esperti provenienti dal mondo del giornalismo, rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, aziende, foodblogger, influencer. Sono stati chiamati a confrontarsi sulle diverse sfaccettature, dalla sicurezza alla ricerca alimentare per passare ai temi della consapevolezza delle scelte del consumatore ed alle problematiche, e responsabilità,  dell’informazione in materia. Senza però dimenticare i reati alimentari, la salute e la corretta educazione in materia, legate all’universo alimentare.

Nei tre giorni di evento si sono quindi alternati seminari, tavole rotonde, laboratori pratici, incontri b2b, educational ed eventi off. “Il bilancio è decisamente positivo – dichiara Massimiliano Borgia, direttore del Festival –  e l’alta affluenza di partecipanti, provenienti non solo dal Piemonte e da tutta Italia ma anche dall’estero (oltre il 40% degli iscritti è extra territorio), conferma il ruolo di Torino come capitale del dibattito culturale sul cibo. Il capoluogo sabaudo è sicuramente il luogo giusto dove svolgere un festival che si occupa di soddisfare il diritto dei cittadini a una corretta informazione sul tema dell’alimentazione. Al tempo stesso il nostro festival si trasforma anche in un’occasione per far conoscere Torino e il suo meraviglioso territorio”.

I temi affrontati

Tra i tanti temi affrontati possiamo richiamarne uno che riguarda le strategie di promozione e di costruzione dell’immagine del cibo italiano sia in Italia che nel mondo. Moderati dal giornalista di “Repubblica” Luigi Gia, a confrontarsi su una problematica da tempo sentita come fondamentale sono stati, venerdì 22 febbraio, Oscar Farinetti (fondatore di Eataly World), Ettore Prandini (presidente nazional Coldiretti), Luciano Pignataro (“Il Mattino”), Ivano Vacondio (presidente Federalimentare).

Preso atto dell’incremento della motivazione enogastronomica tra i fattori di spinta per generare flussi turistici, la criticità che più è stata sottolineata è quella della carenza di una unitaria strategia di promozione e comunicazione verso i mercati esteri fatta sotto il marchio-ombrello “Italia”. La realtà che è invece emersa è quella di singole promozioni, a livello regionale o di produttori. Dove non manca anche una componente di competitività tra gli attori coinvolti nella promozione internazionale. La grande diversità, non solo bio, che rende unica l’Italia, da fattore di forza, si trasforma così in uno di debolezza. Questo nel momento in cui, al posto di una visione comune condivisa da proporre all’esterno per far crescere il turismo internazionale, ne prevale invece una con una dimensione ancora troppo territoriale.

Paolo Gerbaldo

redazione

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