Giorgio Buridan: Diario di guerra partigiana

Venerdì 15 aprile 2016, presentazione del volume al Museo Casa Galimberti di Cuneo

 

Venerdì 15 aprile alle 17.30, presso il Museo Casa Galimberti, le curatrici Maria Silvia Caffari e Margherita Zucchi presentano il volume di Giorgio Buridan In cielo c’è sempre una stella per me: Diario di guerra partigiana (Tararà, 2014). Insieme a loro, Giovanni A. Cerutti, direttore scientifico dell’Istituto della Resistenza e della Società contemporanea del Novarese e del Verbano-Cusio-Ossola “P. Fornara”, Ughetta Biancotto, Presidente del comitato provinciale dell’ANPI, e Jacopo Giraudo, che al volume ha dedicato un bell’articolo nell’edizione 2015 di Rendiconti, l’annuario curato dalla Biblioteca Civica di Cuneo con cui collabora.

Giorgio Buridan era nato nel 1921 a Stresa; qui nell’estate del 1943 si trovava sfollato da Torino quando all’età di ventidue anni iniziò a rapportarsi con i gruppi di Giustizia e Libertà del Partito d’Azione. Entrato nella Resistenza fin da dopo quel 25 luglio 1943, ricevette da Ferruccio Parri incarichi quali “contatti con antifascisti della zona; distribuzione di stampa clandestina; staffette con il Comando Regionale Lombardo per smistare gli ordini, portare i messaggi della radio clandestina Salem, tra il Mottarone-Stresa e Milano”, per poi divenire commissario Politico per il Partito d’Azione in Val d’Ossola. « […] Ci si spostava da un paese all’altro della Val d’Ossola e, quando era possibile, si facevano piccole azioni di commando per prendere ai nemici le armi che non avevamo. […] Eravamo dei vagabondi armati, una specie di santa canaglia…», questi gli inizi della guerra armata.

Il racconto racchiuso nel diario prende avvio nell’estate del ’44 e tra le figure che maggiormente spiccano vi è quella del fondatore della Divisione Valtoce Alfredo Di Dio, cui il libro è dedicato, già Tenente carrista dell’Esercito, giovanissimo comandante di particolare prestigio personale e morale, che riuscì a tenere unite le tre anime della Divisione: quella monarchica, quella cattolica e quella liberal-socialista di ispirazione mazziniana, sotto il motto “La vita per l’Italia”.

Dal comandante “Marco” (Di Dio) Giorgio Buridan, riceve la nomina di Commissario politico (o di guerra) di Brigata, il comando di un gruppo di guastatori, durante la Repubblica ossolana, l’incarico di scrivere il volantino-giornale “Valtoce” e l’assegnazione al SIP (Servizio Informazioni Patrioti).

Alla lucida e puntuale cronaca di guerra per la liberazione e la difesa dell’Ossola, al racconto dell’espatrio in Svizzera e del ritorno in Italia, segue quello degli ultimi combattimenti e della liberazione di Milano. Momenti personali ed emozionanti sono narrati in pagine intense che già rivelano lo scrittore che Giorgio Buridan sarà: «È una scena indimenticabile: la popolazione è tutta nelle vie e ci accoglie con lancio di fiori. La nostra allegria è enorme. […] Una bionda fanciulla mi abbraccia e mi fa dono di un mazzo di fiori che non so proprio dove mettere. La ringrazio ma le faccio presente che da circa dodici ore non mangio e che gradirei un omaggio un po’ più commestibile. Ritorna di lì a poco con quattro bastoni di pane e del formaggio. Questa volta sono io che l’abbraccio, poi ci mettiamo a divorare con enorme appetito». Sono parole tratte dal racconto di quanto avvenne il 10 settembre 1944, all’arrivo delle formazioni partigiane a Domodossola liberata, dove si insediò La Giunta Provvisoria di Governo dell’Ossola, più conosciuta come Repubblica dell’Ossola, primo esperimento di quello che sarà la Repubblica democratica italiana.

Il libro, oltre a essere una testimonianza diretta, scritta in prossimità degli avvenimenti raccontati, si presenta anche come uno strumento di ricerca storica per le molte e approfondite note, per le numerose immagini, per l’inquadramento storico in un’ampia premessa, per gli indici analitici e la vasta bibliografia.

Giorgio Buridan termina la partecipazione alla guerra di liberazione con la qualifica di “Commissario del Raggruppamento Divisioni Partigiane ‘Cisalpine'”. Egli fu poi scrittore, autore di teatro, di radiodrammi, di narrativa; lavorò ai Culturali della Rai e della RTSI. Ha vissuto i suoi ultimi dieci anni di vita a Caraglio, fino alla morte avvenuta nel 2001.

Per maggiori informazioni:

Museo Casa Galimberti, piazza Galimberti 6, Cuneo, 0171693344, museo.galimberti@comune.cuneo.it

 

redazione

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