Domenica 24 maggio, in occasione della XVI Giornata Nazionale delle Dimore Storiche A.D.S.I. che vedrà 36 dimore di tutto il Piemonte aprire gratuitamente al pubblico palazzi e giardini storici. Cinque le proprietà alla prima partecipazione alla manifestazione e una che riapre dopo un lungo intervento di restauro.
Tra le novità spicca la presenza di numerose cappelle e chiesette private restaurate di recente e il coinvolgimento di Comuni e Associazioni del territorio, uniti per far rivivere l’antico legame tra i borghi e la dimora dei Signori locali, riportando in vita atmosfere, tradizioni e lo spirito autentico del passato in chiave contemporanea. Un’occasione per gite fuori porta di rara suggestione.
L’ingresso in tutte le dimore è gratuito. In alcuni casi sono proposte a pagamento ulteriori visite di approfondimento e attività complementari; per alcune dimore è necessaria la prenotazione. Informazioni complete e modalità di prenotazione sono disponibili su www.associazionedimorestoricheitaliane.it/giornatanazionale2026
Le aperture in Piemonte
Cinque le dimore piemontesi che aprono per la prima volta in occasione della Giornata Nazionale ADSI.
Villa Bona
Nel Torinese, si potranno visitare per l’occasione sale normalmente non accessibili a Villa Bona, oggi proprietà comunale. L’originario edificio medievale fu trasformato in epoca barocca dai Provana del Sabbione e, a fine Ottocento, acquistato dai fratelli Bona, industriali del settore tessile. Negli anni Trenta Lorenzo Valerio Bona fece decorare alcune sale dal pittore Adalberto Migliorati, di cui restano importanti testimonianze.
Le altre dimore del Piemonte
A Molare, in provincia di Alessandria, Palazzo Tornielli di Crestvolant, sorto nel 1834 sulle rovine di un antico maniero dei Malaspina. Costruito dal conte Celestino Tornielli, fu successivamente sopraelevato e arricchito con due torrette e decorazioni interne del pittore ovadese Ignazio Tosi. Ancora oggi è abitato dai discendenti della famiglia e aprirà al pubblico le cantine e alcune sale del piano nobile.
Sulle colline biellesi che introducono alla Riserva Naturale Orientata delle Baragge si trova il Castello di Castellengo. Nato intorno all’anno Mille, vide progressivamente trasformarsi il suo impianto medievale fino al Settecento, mantenendo sempre il fascino delle antiche strutture castellate. Ancora abitato, ospita attività ricettive e una cantina che valorizza la tradizione vitivinicola del Nebbiolo e dell’Erbaluce.
Nel Cuneese apre per la prima volta il Castello Porporato di Piasco, elegante dimora immersa nel territorio del Marchesato di Saluzzo. Costruito dalla famiglia Porporato a metà Seicento, si sviluppa su tre piani con tre ali a “C” che racchiudono una corte-giardino porticata con 24 colonne doriche, divenute simbolo della residenza, tuttora abitata dai discendenti della famiglia.
Nel Torinese debutta il Castello di Castellamonte, fondato intorno all’anno Mille dai discendenti di Arduino d’Ivrea come fortezza strategica dell’Alto Canavese. Più volte distrutto e ricostruito, conserva oggi un suggestivo intreccio di elementi medievali, barocchi e neogotici. Nel Seicento ne ricostruì alcune parti Amedeo di Castellamonte, architetto della Reggia di Venaria Reale; mentre la Torre Rossa con merlature fu restaurata nell’Ottocento da Luigi Formento. Dal Novecento appartiene ai Conti Ricardi di Netro, che vi abitano tuttora.
Nel Novarese, sul Lago d’Orta, riapre poi dopo un lungo restauro Casa Bettoja, storica dimora della piccola nobiltà locale. Sorta su un sito abitato già in epoca romana, è proprietà della famiglia Bettoja dal XIV secolo. Trasformata da cascina seicentesca in residenza signorile, progettata per sfruttare al meglio l’esposizione al sole, vanta un suggestivo giardino all’italiana, il lungo viale settecentesco e l’aquila araldica di famiglia. Nel 1907 la casa ospitò anche una visita del principe Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, accompagnato dal capitano Edoardo Bettoja, futuro generale e Medaglia d’Oro della Grande Guerra.
Ogni dimora racconta un capitolo di storia locale che si intreccia con le vicende politiche, economiche e sociali della regione e dell’intero Paese. Architetture, collezioni, giardini e trasformazioni stratificate nei secoli restituiscono il racconto delle epoche, degli stili e delle famiglie che hanno custodito questi luoghi nel tempo. Un racconto di grande bellezza che ricompone il variegato mosaico del patrimonio culturale italiano attraverso luoghi spesso non accessibili al pubblico.






