Lavoro, l’assalto della filiera del gioco: così l’intrattenimento crea lavoro ed entusiasmo

In Italia uno dei temi più dibattuti, da sempre, è il lavoro. Si sente dire sempre più spesso, al di là dei tempi e degli esecutivi in carica, che in Italia manca lavoro o che in futuro il lavoro sarà inesistente.

La situazione economica del Belpaese, è noto, non è tra le più rosee. Se il PIL va meglio delle attese, nel lungo periodo la preoccupazione è diffusa ed in parte giustificata: i dati parlano di un Paese che nel 2030 sarà più vecchio e spopolato, con un tenore di vita al ribasso e posti di lavoro destinati a non superare la soglia delle 500.000 unità.

Sono dati drammatici, ma per fortuna al momento restano previsioni. C’è un cauto ottimismo, d’altra parte, per un trend che può essere invertito partendo da piccoli dettagli. La lotta all’evasione fiscale, da fare in maniera seria e concreta, per esempio. O continuando ad investire in quei settori che da tempo stanno dando frutti insperati alla vigilia. Un valido punto di partenza sarebbe quello di investire in concreto in termini di istruzione e ricerca: dalle scuole e dagli atenei passa il futuro d’Italia. Un paese tra qualche tempo meno giovane ma non per questo meno valido.

C’è un caso emblematico che vale la pena citare e che coinvolge direttamente la filiera del gioco, un’industria che da sola concorre all’1% del PIL e che genera dunque fatturato, in primis per le casse dello Stato. Per quanto osteggiato e vilipeso, il mondo del gioco rappresenta oggi una vetrina non solo per gli appassionati ma anche per quanti in esso possono trovare lavoro e impiego. Da qui una crescente attenzione sul settore, che ha portato alla nascita di indirizzi e facoltà dedicati esclusivamente a quanti sono interessati al settore e vogliono in qualche modo provarvi ad accedere.

Il settore è uno di quelli che crea sempre più occupazione. E sempre più giovani vengono coinvolti in un processo di rinnovamento praticamente perenne. Un mondo che si apre non solo agli appassionati ma ad una serie di figureanche ibride – che concorrono alla realizzazione di prodotti e servizi indispensabili per l’intrattenimento di milioni di persone. Il gioco è un plus che può arricchire i curriculum ma anche l’appeal di un settore in ampia crescita e tra i candidati al trono dell’intrattenimento nel prossimo decennio.

Ma chi lavora in questo settore, sempre più specifico e che richiede gente sempre più qualificata? Ce n’è per tutti i gusti, dai laureati in ingegneria agli appassionati di scrittura e lettura. E quindi esperti di hardware e software, così come esperti di calcoli e matematica – fondamentale per l’inserimento degli algoritmi – fino a scrittori, narratori, doppiatori e storyteller. Un settore capace di mixare forse come pochi le competenze scientifiche coniugate a quelle umanistiche. Destinato ancora a far parlare di sé e, soprattutto, a raccogliere consensi.


redazione

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