Carmagnola esclusa dai paesi idonei per ospitare il Deposito di rifiuti radioattivi

Carmagnola è stata definitivamente esclusa dalle aree potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Non compare infatti nell’elenco dei comuni pubblicato oggi, mercoledì 13 dicembre sul sito istituzionale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

«La Carta è stata elaborata dalla Sogin – si legge nella comunicazione del Ministero – sulla base delle osservazioni emerse a seguito della consultazione pubblica e del Seminario nazionale condotti dopo la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), e approvata dall’Ispettorato nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (Isin). La Carta Nazionale delle aree idonee individua 51 zone i cui requisiti sono stati giudicati in linea con i parametri previsti dalla Guida tecnica Isin, che recepisce le normative internazionali per questo tipo di strutture». 

Oltre a Carmagnola, è stata esclusa dall’elenco anche l’area di Caluso-Mazzè-Rondissone. Del Piemonte, per ospitare il Deposito di rifiuti radioattivi sono ancora indicate le aree dell’alessandrino Bosco Marengo – Novi Ligure, Alessandria – Oviglio, Alessandria – Quargnento, Castelnuovo Bormida – Sezzadio, Fubine Monferrato – Quargnento.

La soddisfazione della sindaca di Carmagnola Ivana Gaveglio

La decisione è stata accolta con grande soddisfazione e felicità da parte dell’Amministrazione Comunale di Carmagnola: potrà essere preservata un’area che vanta una storia unica, in cui è ubicata la maestosa Abbazia cistercense del XII sec. con chiesa, monastero e cripta. Un territorio che vive soprattutto di agricoltura, in cui si coltiva da secoli la terra e che offre prodotti di grande qualità come il peperone e il porro lungo dolce.

L’annuncio dell’inserimento di Carmagnola tra le possibili Aree Idonee era arrivato nel mese di gennaio 2021. Da allora era stata prontamente avviata una grande mobilitazione, con la costituzione di un comitato civico e un grande lavoro dell’Amministrazione Comunale nel ribadire, in tutte le occasioni ufficiali dedicate al tema, le ragioni del proprio “no” al Deposito, fornendo indicazioni tecniche realizzate con il supporto di geologi per la parte geomorfologica e idrogeologico, anche attraverso prove di trivellazioni che dimostrarono come la falda sia troppo superficiale per le fondamenta della progettazione.

«Questo risultato rappresenta il frutto di un impegno incessante da parte della nostra Amministrazione Comunale e di tutte le Amministrazioni dei Comuni limitrofi, insieme alle diverse associazioni e alle singole persone che si sono impegnate nel difendere le ragioni del “no” a questo progetto – afferma la sindaca di Carmagnola Ivana Gaveglio – La nostra comunità si è unita in un fronte comune e la decisione di escludere Carmagnola dalle Aree Idonee al Deposito è motivo di grande soddisfazione. Carmagnola, con la sua ricca tradizione agricola e i suoi prodotti di alta qualità, può ora continuare a prosperare senza il peso di questa minaccia imminente. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questa battaglia. Oggi festeggiamo una vittoria collettiva che riflette il nostro impegno per preservare la bellezza e l’integrità del nostro territorio».

Il commento di Davide Nicco e Roberto Ghio

Commenta così il consigliere regionale del Piemonte Davide Nicco: «È un grande sospiro di sollievo per un rischio scongiurato, che potenzialmente poteva danneggiare irreparabilmente un’area di alto pregio nelle produzioni agroalimentari e dalla qualità ambientale ancora molto elevata. Ma è anche il riconoscimento a una lotta che abbiamo sempre sostenuto e appoggiato in ogni fase, e che ci ha portati anche a manifestazioni clamorose come la protesta con 250 trattori e macchine agricole all’Abbazia cistercense di Casanova nel gennaio 2021, ripetuta nuovamente un anno dopo, nel gennaio 2022».

L’analisi di Roberto Ghio è nella triplice veste di sindaco di Santena, consigliere della Città metropolitana di Torino e presidente del Distretto del cibo Chierese-Carmagnolese: «Non si può che essere contenti perché è la dimostrazione che ogni tanto il buon senso ha la meglio sulle scelte tecniche e lo strumento della politica riesce a battere la burocrazia. Ma è altrettanto importante l’aspetto umano e sociale, perché questa scelta valorizza i terreni che costituiscono il paesaggio inteso non come fondale idilliaco ma come principale strumento di lavoro per tutto il comparto dell’economia turistica che gravita sulla zona, con il suo patrimonio artistico ed enogastronomico. Ora occorre iniziare a lavorare dal basso sui piani regolatori di livello sovracomunale. Se il territorio vuole darsi un’identità coesa, deve partire dalla valenza sociale rappresentata dal patrimonio agro-ambientale».

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redazione

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