Essere padre: le relazioni familiari spiegate col teatro alla rassegna Cuneiforme

Il Premio Ubu Mario Perrotta, regista, drammaturgo e attore tra i più apprezzati del teatro contemporaneo e di innovazione italiano, è ospite alla rassegna Cuneiforme di Progetto Cantoregi e Le Terre dei Savoia, dedicata quest’anno al tema “RiCostruire”.

Venerdì 9 luglio alle ore 21.30 a Racconigi (Soms, via Costa 23) porta in scena “In nome del padre”, il primo spettacolo della sua trilogia dedicata alla famiglia, realizzato con la consulenza alla drammaturgia di Massimo Recalcati e prodotto da Teatro Stabile di Bolzano.

Lo spettacolo nasce da un intenso confronto di Mario Perrotta con lo psicanalista Massimo Recalcati, che alle relazioni familiari ha dedicato gran parte del suo lavoro.

Commenta Mario Perrotta: «Un padre. Uno e trino. Niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. Sulla scena li sorprendiamo ridicoli, in piena crisi di fronte al “mestiere più difficile del mondo”.

I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di altrettanti dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, si ritrovano nudi, con le labbra rotte, circondati dal silenzio. E forse proprio nel silenzio potranno trovare cittadinanza le ragioni dei figli».

Spiega Massimo Recalcati: «Il nostro tempo è il tempo del tramonto dei padri. La loro rappresentazione patriarcale che li voleva come bussole infallibili nel guidare la vita dei figli o come bastoni pesanti per raddrizzarne la spina dorsale si è esaurito irreversibilmente. Il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre e di tutti i suoi simboli.

Ogni esercizio dell’autorità è vissuto con sospetto e bandito come sopruso ingiustificato. I padri smarriti si confondono coi figli: giocano agli stessi giochi, parlano lo stesso linguaggio, si vestono allo stesso modo. La differenza simbolica tra le generazioni collassa. In questo contesto di decadenza emerge forte una esigenza di nuove rappresentazioni del padre. Il linguaggio dell’arte – e in questo progetto di Mario Perrotta che ho scelto di accompagnare, il linguaggio del teatro – può dare un contributo essenziale per cogliere sia l’evaporazione della figura tradizionale della paternità, sia il difficile transito verso un’altra immagine – più vulnerabile ma più umana – di padre della quale i nostri figli – come accade a Telemaco nei confronti di Ulisse – continuano ad invocarne la presenza».

redazione

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