A RISCHIO LA STAGIONE DEL RISO

Da quasi cento giorni non si registrano piogge significative, sia sull’arco alpino, sia sulla Pianura Padana. La prolungata assenza di precipitazioni sta mettendo a rischio la stagione del riso. Nei giorni scorsi Cia, Confagricoltura e Coldiretti dei tre territori lombardo e piemontese, oltre al consorzio dell’Est Sesia e all’Ente Risi, si sono ritrovate per discutere su come gestire l’emergenza.

“Già oggi si possono prevedere significativi deficit – ha spiegato il Direttore dell’Est Sesia – a partire dalla seconda metà di giugno, fino al termine della stagione irrigua estiva”. Ed ha aggiunto: “Quindi, a meno di piogge ben distribuite nell’arco dei mesi estivi, le uniche fonti per l’irrigazione saranno i volumi accumulati nei laghi prealpini. In particolare per il Lago Maggiore sarà vitale la possibilità di raggiungere in primavera la quota di invaso di un metro e cinquanta oltre lo zero idrometrico, in deroga alle attuali regole”.

“C’è forte preoccupazione condivisa – hanno sottolineato le associazioni agricole – ed è emersa la necessità di sensibilizzare tutti i soggetti istituzionali in merito ai rischi che potrebbe correre l’intero comparto agricolo compreso tra la Dora Baltea e il Ticino, nel caso in ci continuasse questa mancanza di piogge e nevicate”.

Al termine dell’incontro Cia, Confagricoltura e Coldiretti hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale “sollecitano le istituzioni ad intervenire immediatamente presso gli enti preposti, quali autorità di bacino e ministero ambiente, e il governo, affinché vengano mantenuti nei bacini idrici, naturali ed artificiali, le risorse idriche essenziali per la prossima stagione irrigua”.

Le organizzazioni agricole esprimono “massima preoccupazione”, in quanto – spiegano – “si corre seriamente il rischio che venga compromessa la stagione irrigua 2016, mancando in particolare il manto nevoso consolidato ad alta quota che garantisce di norma l’approvvigionamento idrico estivo”.

“Verrebbe quindi messo in crisi tutto un comparto, specie quello risicolo e la sua filiera industriale, che oggi dà occupazione e redditi a migliaia di persone, che interessa oltre 10.000 aziende agricole per una superficie di almeno 300.000 ettari ed un indotto economico di almeno un miliardo di euro”, aggiungono Cia, Confagricoltura e Coldiretti.

Le organizzazioni agricole “inoltre ritengono essenziale intervenire in deroga a normare il deflusso minimo vitale, alla luce delle eccezionali situazioni che si presenteranno”.

redazione

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