Doveva essere una seduta tecnica dedicata all’approvazione di una variazione di bilancio, si è trasformata nell’atto politico più delicato della legislatura. Il Consiglio comunale di giovedì 18 giugno, a Vinovo, si è infatti concluso senza alcuna votazione dopo che è venuto meno il numero legale, certificando di fatto la crisi della maggioranza che sostiene la sindaca Maria Grazia Midollini.
Al centro dello scontro c’era la variazione di bilancio che prevedeva anche un’anticipazione di cassa da circa 6 milioni di euro, necessaria per garantire la continuità di diversi interventi in corso: dai cantieri finanziati dal Pnrr, tra cui Cottolengo e scuole, al completamento delle opere esterne della scuola Dega, finanziata direttamente dal Comune, oltre ai versamenti dovuti a Covar e Cisa 12.
Al momento decisivo, però, i numeri sono venuti meno. I consiglieri di Vinovo al Centro — Diego Barilà, Gianmaria Gai, Enrica Follo e Jennifer Cranco — gruppo nato nei mesi scorsi dalla frattura interna alla coalizione e sempre più critico nei confronti della sindaca, hanno lasciato l’aula insieme alle opposizioni presenti: Vinovo Ci Siamo, Centrodestra e Lista Zanini. Assenti fin dall’inizio della seduta le consigliere di Vinovo Progressista e Sentiamoci Vinovo. Una scelta che ha impedito il raggiungimento del quorum necessario per proseguire i lavori.
Le critiche
Dure le critiche di Edoardo Griffa (Lista Zanini): «Una gestione sbagliata degli appalti, questa maggioranza è arrivata al capolinea». Sulla stessa linea Luca Piardi (Vinovo Ci Siamo): «Un iter poco chiaro e trasparente, con comunicazioni tardive». Posizioni condivise anche da Vinovo al Centro, che ha ulteriormente alzato il livello dello scontro politico. L’unico intervento a sostegno della relazione della sindaca è arrivato da Riccardo Gangi di Uniamo Vinovo, pur nel riconoscimento delle difficoltà ormai evidenti all’interno della coalizione.
Da tempo gli (ormai?) ex alleati della sindaca chiedevano chiarimenti sull’iter della variazione di bilancio e sulle sue ricadute finanziarie, spiegazioni che, a loro giudizio, non sarebbero state sufficienti: «Non diciamo che le opere non vadano proseguite o non pagati il Covar e il Cisa, ma vogliamo sapere come e con quali tempi. Chi amministra deve saper programmare. Noi non vogliamo votare al buio».
La sindaca ha tentato fino all’ultimo di ottenere il via libera al provvedimento, appellandosi al «senso di responsabilità per non andare incontro a problematiche nel completare la parte esterna della Gramsci e il rischio di non poter avere più a disposizione i moduli prefabbricati che sin’ora hanno ospitato i ragazzi sino a dicembre». Un appello che non è bastato a ricucire la frattura.
Il sostegno all’amministrazione
A sostegno dell’amministrazione sono rimasti soltanto i consiglieri di Uniamo Vinovo, il nucleo originario della maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni. Troppo pochi per garantire la prosecuzione della seduta.
Dopo una prima sospensione, come previsto dal regolamento, è stato effettuato un nuovo appello. Anche in quel caso il numero legale non è stato raggiunto e il presidente ha dichiarato chiuso il Consiglio.
Un passaggio politico rilevante
L’episodio segna un passaggio politico rilevante perché fotografa una situazione ormai evidente: la coalizione che aveva portato Midollini alla guida del Comune non dispone più di una maggioranza stabile in aula. Una condizione che rende difficile non solo l’approvazione degli atti più importanti, ma anche la normale attività amministrativa.
Nei prossimi giorni si capirà se esistano margini per una ricomposizione oppure se la frattura emersa in Consiglio rappresenti l’inizio di una fase di paralisi politica. La domanda che ormai circola apertamente, dentro e fuori il municipio, è una sola: Vinovo è ancora governabile con gli attuali equilibri?
E.Nic.







