Deposito rifiuti radioattivi, interviene Legambiente. Per Italia Viva decisione incompatibile con area agricola di qualità

Ancora tensione a Carmagnola dopo la notizia che la città è stata individuata quale sito per ospitare un deposito nazionale di rifiuti radioattivi. Dopo le prime perplessità dell’Amministrazione carmagnolese e della Regione Piemonte, ora analizzando i documenti sono molte le motivazioni che vengono proposte per invalidare la proposta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente.

Italia Viva: decisione incompatibile con area agricola di qualità

Italia Viva Comitato del Chierese e del Carmagnolese fa leva sulla vocazione agricola del nostro territorio. Tra i criteri individuati per la selesione dei siti, Italia Viva fa riferimento al punto n. 11: «afferma che per la scelta del sito occorre valutare con attenzione le zone con “produzioni agricole di particolare qualità e tipicità”. Il chierese e il Carmagnolese sono già ora noti per le loro eccellenze nelle produzioni agricole di alta qualità e tipicità riconosciute e apprezzate a livello nazionale con manifestazioni di richiamo internazionale. Tutta la nostra area omogenea 11 da anni ha manifestato l’intento a voler “Nutrire la Città Metropolitana” ed ha avviato l’iter per diventare “Il distretto del Cibo del Chierese e del Carmagnolese”. Il distretto può diventare realtà ed essere uno dei motori della ripresa post Covid-19 e allontanare per sempre la localizzazione quale sito per i rifiuti radioattivi».

Gioventù Nazionale: questione che interessa i giovani

Il Presidente di Gioventù Nazionale – provincia di Torino, Lorenzo Stella, ha dichiarato in un comunicato stampa che questa situazione interessa «in particolar modo i giovani carmagnolesi: sono loro, visti i tempi di realizzazione, che potrebbero dover convivere con il deposito. Da pochi anni molti giovani carmagnolesi hanno ricominciato a dedicarsi, con tutte le innovazioni tecnologiche, all’agricoltura e all’allevamento riscoprendo le radici e le tradizioni che hanno reso il nostro territorio così florido. Preferiremmo dunque vedere sempre più progetti e aiuti dedicati a queste realtà così vicine alla nostra cultura invece di un deposito di scorie radioattive».

Legambiente: portare osservazioni basate su oggettività scientifiche

Ha dichiarato inoltre Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: «Il Piemonte ospita oltre l’80% di tutte le scorie nucleari nazionali stoccate nei due impianti di Saluggia e Trino. Nei due siti è depositata la grandissima parte delle scorie nazionali ad alta attività, e conseguentemente ad altissima pericolosità. Due siti riconosciuti come inidonei per la vicinanza a fiumi, falde, zone abitate, due siti la cui pericolosità per ecosistema e cittadinanza è assolutamente evidente. Al più presto si deve giungere, ancor prima del 2024, ad un accordo internazionale per il loro trasferimento in quei Paesi che gestiscono già grandi quantitativi di materiali, e che diano tutte le garanzie per trattarli in sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa del Deposito Unico Europeo. Contestualmente è necessario procedere al trasferimento di tutti gli altri materiali radioattivi nel Deposito Nazionale, scelto con oggettività e trasparenza in modo che possa rappresentare la soluzione caratterizzata dal rischio e dall’impatto più basso possibile».

«Il documento CNAPI – continua Giorgio Prino – individua in Piemonte 8 siti (due in provincia di Torino e 6 in provincia di Alessandria). È necessario imbastire un percorso trasparente ed un dialogo completo, partendo dai dati dei rapporti SOGIN, con tutti i soggetti territoriali: istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici e comunità scientifica. Abbiamo 60 giorni per portare le osservazioni. Lo faremo come sempre basandoci su oggettività scientifiche, in tutela del nostro territorio». 

redazione

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