Perfetta per ogni occasione

Silvia Senestro psicologa racconigi la pancalera giornale

A cura della dottoressa Silvia Senestro

Lucilla è una ragazza sempre perfetta. Alta, snella, sportiva, bionda, sorridente, elegante ma sobria, ex prima della classe, bravissima nello sport, oggi impiegata modello in un grande ufficio. Sempre inappuntabile, non ha esperienza di fallimenti, nemmeno piccoli. A scuola non le è mai capitato di prendere un brutto voto; con i genitori è sempre andata molto d’accordo perché è costantemente stata brava. Non disubbidiva, non faceva tardi la sera, non fumava di nascosto, non diceva le bugie. Non ha vissuto quella fase di ribellione e di insofferenza nei confronti delle regole che si chiama adolescenza. Non ha memoria di rimproveri o sgridate da parte di mamma e papà; non riesce nemmeno a ricordare di aver mai visto un’ombra di delusione o di disappunto nel loro sguardo. Al lavoro, il suo titolare si aspetta grandi cose da lei, le affida incarichi sempre più impegnativi malgrado la sua giovane età ed ogni settimana tira un po’ più su l’asticella. Guarda caso, Lucilla soffre d’ansia e di attacchi di panico.

Torno quindi volentieri a parlare di ansia, un disagio che affligge moltissime persone di ogni età e che a volte si riscontra in relazione ad una discrepanza fra le nostre aspettative e la realtà. Le aspettative possono riguardare due ambiti distinti: noi stessi ed il mondo che ci circonda.

Alcune persone, come Lucilla, hanno aspettative irrealistiche circa se stesse. La loro esperienza personale le ha portate a negare la possibilità (e la normalità) dell’imperfezione e del fallimento, per cui chiedono a se stesse di non sbagliare e di non deludere mai. Questa aspettativa è però destinata a scontrarsi con la realtà che, come sappiamo, è complessa e sfaccettata. I fallimenti sono inevitabili, indipendentemente da quanto impegno ci mettiamo.

Altre persone, invece, hanno aspettative irrealistiche circa il mondo che le circonda; ad esempio, pretendono di avere sempre tutto sotto controllo, che gli altri si comportino come loro ritengono giusto e adeguato, che le cose non cambino mai o che cambino secondo i loro desideri, che la vita scorra liscia e perfetta come su due binari. Anche in questo caso, l’aspettativa è destinata ad accartocciarsi contro la dura realtà: di fatto, nella vita vera, le cose accadono o non accadono senza tenere conto dei nostri desideri e del nostro bisogno di controllo, le persone agiscono come pare a loro, la realtà muta in continuazione e a noi non resta che osservarla come si osservano le palline di un flipper impazzito.

Alle persone come Lucilla io dico sempre: “Tu hai bisogno di sporcarti le mani”; con questa espressione intendo dire che è fondamentale uscire da quel limbo artificiale di perfezione e di controllo. Lucilla ha bisogno di sbagliare, di cadere, di soffrire per amore, di ingrassare, di guardarsi allo specchio e scoprirsi un po’ più brutta. Ha bisogno di rimanere addormentata una mattina importantissima per il suo lavoro, di arrivare in ufficio spettinata, con i calzini spaiati e di prendersi un cazziatone. Ha bisogno di dimenticarsi di pagare una multa, l’IMU ed il bollo auto. E di vedere che nonostante tutte queste catastrofi, si sopravvive.

Gli scossoni terrorizzano Lucilla perché non ne ha esperienza. Ha sempre girato sulla giostra dei cavallini e l’idea di salire sul Tagadà la riempie di angoscia. Ma la vita non è la giostra dei cavallini. È il Tagadà.

Come sempre, l’ansia di Lucilla non è un nemico da eliminare al più presto, ma un utile campanello d’allarme che suona all’impazzata, che chiede disperatamente di essere ascoltato, che urla. Cosa urla? “Basta con questa farsa! Non ce la fai più!”.

Lucilla può cercare di ignorarlo ed imbottirsi di Xanax, ma lui continuerà a suonare, sempre più forte. Al limite si trasformerà in qualche simpatico disagio psicosomatico come la psoriasi, l’alopecia o il fischio nelle orecchie.
Ma poi, scusate, perché mai bisogna per forza essere perfette in ogni occasione? Perché ogni santo giorno dobbiamo nascondere le rughe, le occhiaie, i brufoli, i segni della stanchezza? Che male c’è se gli altri vedono che siamo stanche o che abbiamo pianto? È vietato dalla legge, piangere ed essere stanchi?

Lucille, sporcatevi le mani e salite sul Tagadà. “Perfetta per ogni occasione” era la Barbie di quando ero piccola. Aveva un corredo di vestitini adatti a tutte le circostanze, dal torneo di tennis alla serata di gala. Portava la taglia 40 e aveva il culo più alto del mondo. Aveva un fidanzato aitante che non la lasciava un attimo. Era corredata di scarpe di ogni tipo, cappellini e borsette in cui certamente c’era nascosta una scorta di Xanax. Non aveva un solo difetto, non smetteva mai di sorridere e non sbagliava mai, ma era fatta di plastica.

redazione

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