Il parroco Don Francesco Saglietti raccontato nel libro di Umberto Casale

Verrà presentato giovedì 3 settembre il libro del teologo racconigese Umberto Casale dal titolo Indimenticabile priore – Teologo Francesco Saglietti edito da Effatà.

L’appuntamento si terrà nel cortile dell’Oratorio di S. Maria (ingresso da via Ormesano) alle ore 19; seguirà rinfresco.

Oltre all’autore, saranno presenti Giuseppe Tuinetti, storico della Chiesa e Gianfranco Capello, storico. Moderatrice sarà Luisa Perlo. L’ingresso è libero.

La presentazione di don Giuseppe Tuninetti

Francesco-Saglietti-Indimenticabile-priore-copertina

Si legge nella Presentazione di don Giuseppe Tuninetti: «L’affetto quasi nostalgico e la perspicacia dello studioso connotano il profilo di don Francesco Saglietti delineato dal teologo racconigese don Umberto Casale. Con il riconoscente affetto filiale, tanti ricordi personali, sentimenti e abbondanza documentaria stanno all’origine di questo bel profilo dell’«indimenticabile priore», parroco di S. Giovanni Battista in Racconigi dal 1937 al 1964.

Si tratta di un saggio storico-ecclesiale che delinea la figura di un prete, precisamente di un parroco, responsabile di un’importante comunità cristiana, in un preciso contesto di vita civile e politica, in un momento storico drammatico per l’Europa e per l’Italia: il regime fascista, le leggi razziali, il secondo devastante conflitto mondiale, la Resistenza, la ricostruzione materiale e morale postbellica, le contrapposizioni politiche seguite alla collaborazione resistenziale contro il nazifascismo, anche in Racconigi. Don Saglietti non si sottrasse alle sue responsabilità di parroco e di cittadino.

Nel suo stile pastorale il priore si staglia come pastor bonus e defensor civitatis. Ne emerge una spiccata personalità, di uomo e di prete. Temperamento forte e signorile, cordiale e socievole, dotato di buona cultura, sia ecclesiastica sia profana, che lo aiutò a mediare con autorevolezza tra partigiani e nazifascisti nell’aprile del ’45 e a cogliere quelli che papa Giovanni XXIII e il concilio Vaticano II chiamavano «i segni dei tempi», rendendolo aperto alle riforme promosse dallo stesso concilio. Soprattutto un uomo di Dio, di profonda fede, manifestata dal suo abituale sussurrare del «Deo gratias», fonte del suo intenso zelo e affetto per i suoi parrocchiani».

redazione

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