Fiducia nella società e nel futuro: incontro a Racconigi con Favole e Sgobba

Proseguono gli appuntamenti della rassegna CuneiForme di Progetto Cantoregi e Le Terre dei Savoia sul tema “riCostruire”, il focus sui cui ruotano le proposte 2021 del progetto. I prossimi ospiti attesi sono l’antropologo culturale Adriano Favole, saggista e docente di Storia dell’Antropologia e Etnologia dell’Oceania all’università di Torino, e il giornalista Rai Antonio Sgobba, autore di saggi e conduttore di Tg3 Petrarca.

Venerdì 10 settembre alle ore 21 a Racconigi (Soms, via Costa 23) si confronteranno per riflettere su come “riCostrire” la fiducia nella società e nel futuro, partendo dai loro rispettivi libri “Il mondo che avrete.Virus, Antropocene, Rivoluzione” (Utet) e “La società della fiducia” (Il Saggiatore). Modera l’incontro Livio Partiti, ideatore e conduttore della trasmissione web “Il posto delle parole”.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, nel rispetto delle normative vigenti sull’emergenza sanitaria Covid-19 e con possesso di Green Pass. È consigliata la prenotazione: 349.2459042 info@progettocantoregi.it.

Il mondo che avrete

Il mondo che avrete” di Marco Aime, Adriano Favole, Francesco Remotti (Utet)

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Non è solo il coronavirus a prendere d’assedio le società umane: ci sono anche gli sconvolgimenti ambientatali che il nostro “progresso” ha provocato. Il lockdown è stato una forzata, lunga pausa, in cui per legge sono state sospese attività produttive, incontri sociali, manifestazioni culturali. “Sospendere” non è un’idea estranea alle società umane: la vediamo teorizzata dagli scettici del mondo antico in contatto con l’India, applicata nella cultura ebraica, praticata dai BaNande del Congo. Una parentesi che si vorrebbe chiudere per riprendere il cammino interrotto. In questa situazione, che cos’ha da offrire il pensiero antropologico? L’antropologia si fa portatrice di testimonianze spesso lontane nel tempo e nello spazio, in grado di mettere in luce le “vie di fuga” tracciate da ogni cultura.

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Non è vero che le società da noi definite “tradizionali” e “premoderne” abbiano lo sguardo rivolto soltanto al passato: al contrario, non è raro trovare al loro interno un confronto esplicito tra generazioni allo scopo di garantire ai giovani un futuro vivibile. Dall’osservazione partecipante del lockdown e dalle riflessioni sulla “cultura dell’Antropocene” in cui siamo invischiati, emerge il “furto di futuro”, l’impressionante debito economico ed ecologico che gettiamo sulle spalle delle nuove generazioni. Come venirne fuori, se non ideando un altro modo di vivere, una rivoluzione che abbia come obiettivo quello di rifondare la convivenza tra noi e gli altri abitanti della Terra, tra noi e la natura?

La società della fiducia

La società della fiducia” di Antonio Sgobba (Il Saggiatore).

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Posso fidarmi di te? Quante volte lo abbiamo detto, in amicizia, in amore, sul lavoro. Poniamo questa domanda in molte occasioni: quando leggiamo una notizia, quando il medico prescrive una terapiaa, mentre attraversiamo la strada; lo abbiamo fatto quando siamo rimasti a casa per mesi senza vedere nessuno perché ce lo aveva chiesto un governante e quando poi siamo usciti perché ci hanno detto che potevamo farlo senza pericolo. La fiducia regola l’intera nostra esistenza.

Eppure da qualche tempo la situazione non ci sembra più quella di prima: i giornalisti sembrano pennivendoli, i politici incompetenti, gli scienziati truffatori al soldo delle multinazionali, esperti si azzuffano sostenendo l’uno l’opposto dell’altro, le massime cariche istituzionali condividono sui social una bufala dopo l’altra. Come facciamo a fidarci ancora, e di chi? Come siamo arrivati a questo scetticismo e che futuro può attenderci?

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Antonio Sgobba ricostruisce la storia della fiducia, ribaltando luoghi comuni e offrendo punti di vista inediti: dalla peste nell’Atene di Socrate, con l’ardua scelta del saggio a cui affidarsi, alle epidemie del presente, in cui «bolle» di riferimento e «camere dell’eco» aiutano i virus a prosperare; dalle notizie inventate nella Francia ottocentesca alla postverità nell’era di Facebook e WhatsApp; dalle riflessioni di Platone sull’esperienza diretta a quelle di David Foster Wallace sul rapporto tra autorità e linguaggio. La società della fiducia è un viaggio alla scoperta della nostra diffidenza e dei modi che abbiamo trovato per continuare a credere gli uni negli altri. Perché se vogliamo restare uniti dubitare è bene, ma fidarsi è meglio.

redazione

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