A Tetti Cavalloni la Sagra del Pane, protagonista anche il Cariton

La Sagra del Pane di Piobesi Torinese continua il suo percorso di crescita, con l’ormai tradizionale patrocinio della Città Metropolitana di Torino. La Sagra, nata quasi timidamente attorno all’antico forno della borgata Tetti Cavalloni, è giunta alla ventesima edizione e si è ricavata un suo spazio nel panorama delle manifestazioni legate ai prodotti tipici e alle tradizioni locali.

Domenica 25 settembre ai Tetti Cavalloni sono in programma la mostra mercato dei prodotti agricoli locali e le degustazioni a cura dell’associazione dei produttori del pane dolce tradizionale “Caritôn”, inserito nel 2013 nel “Paniere” dell’allora Provincia di Torino. È inoltre in mostra la filiera della farina di Stupinigi, dal chicco di grano alla produzione del pane, che sta suscitando un notevole interesse tra i consumatori più attenti ai prodotti a Km zero.

A completare il programma della giornata vi sono l’esposizione di trattori d’epoca, la rievocazione degli antichi mestieri, il raduno degli appassionati della Vespa Piaggio, i laboratori gratuiti di panificazione per adulti e bambini, la musica itinerante e il concorso fotografico “Pane in Fiera”.

Nel centro storico sarà possibile visitare il castello che ospita l’accademia di cucina ISFE, salire sulla panoramica torre medioevale che domina il paese e visitare nella biblioteca la mostra “Un’epica senza dei. Solitudine, natura e storia nell’opera di Beppe Fenoglio”, curata dagli allievi del Liceo Newton di Chivasso. Molto interessanti anche le visite all’antica Pieve di San Giovanni.

Per i buongustai domenica 25 settembre è in programma la passeggiata gastronomica “Il sentiero del pane e del Caritôn”, con partenza davanti al Municipio e arrivo ai Tetti Cavalloni. Per informazioni si possono chiamare i numeri telefonici 011-9657083 e 335-7783636, scrivere a segreteria@comune.piobesi.to.it o visitare il sito Internet www.comune.piobesi.to.it

Un’anteprima letteraria della Sagra del Pane è in programma venerdì 23 e sabato 24 settembre nella biblioteca, per iniziativa del Comune di Piobesi, in collaborazione con la libreria “Il Cammello” e con il gruppo di lettura #piobesichelegge e in occasione della festa delle biblioteche SBAM Sud Ovest. Sono in programma l’apertura della mostra “Un’epica senza dei”, letture ad alta voce e la festa dei nuovi nati con Valeria Decubellis, un laboratorio di creatività, il Books’ JukeBox e incontri con scrittori e giornalisti. Per informazioni e prenotazioni delle letture e degli incontri si può chiamare il numero 011-9657846 o scrivere a biblioteca@comune.piobesi.to.it.

IL “CARITÔN” DI PIOBESI, DOLCE POVERO DELLA TRADIZIONE PIEMONTESE

Il termine “Caritôn” affonda le sue radici nelle tradizioni rurali locali, abbinato, con alcune varianti nel nome, al dolce anticipatore del tradizionale panettone natalizio. Un tempo veniva confezionato con gli avanzi della pasta preparata per il pane, a cui si aggiungevano un po’ di zucchero e l’uva fragola. Gli acini interi, inseriti nell’impasto, conferiscono alla fetta appena tagliata una colorazione vivace e caratteristica. Il Caritôn non è una esclusività di Piobesi Torinese, poiché viene confezionato anche dai panettieri e pasticceri dei paesi limitrofi: Castagnole Piemonte, Carignano, Pancalieri, Vinovo, Virle e Osasio.

La produzione del Caritôn è il frutto dell’ingegno degli affiliati alle confraternite laiche, che, fin dal 1700, producevano i cosiddetti “Pani della carità“, utilizzando l’uva fragola in autunno e nella prima parte dell’inverno. I Pani della carità venivano benedetti ed elargiti ai poveri dalla chiesa e dalle confraternite in occasioni particolari: in genere durante le festività maggiori o le feste patronali. Il termine che designa il dolce è diffuso in una vasta area, che va dal Po alle Langhe, dal Roero all’Astigiano.

Tuttavia il termine Caritôn si riferisce a dolci di vario genere che, pur avendo un’origine comune, si differenziano per la forma e gli ingredienti. Inizialmente confezionato con pasta di pane, a volte addizionato di burro, il Caritôn è diventato col tempo un vero e proprio dolce, con l’utilizzo di un impasto di farina dolcificata. Si presenta oggi come una focaccia piatta. Per confezionarlo, su un piatto di pasta lievitata si pone un coperchio anch’esso di pasta, saldato alla base col risvolto dei bordi. Sul fondo si pongono a spirale o a cerchi concentrici gli acini di uva fragola. Durante la cottura in forno, gli acini rilasciano il succo, il quale, in parte, va a legarsi all’impasto. Il “coperchio” del Caritôn è arricchito da una glassatura o spolveratura esterna di zucchero in granelli.

In questo il Caritôn si differenzia nettamente da un dolce simile, prodotto in Toscana, nel quale però l’uva è mescolata all’impasto. L’utilizzo dell’uva fragola, o talvolta delle mele cotogne, ha probabilmente sostituito in tempi recenti l’uso antico di acini di uve adattate alla pianura, la cui coltura è ampiamente documentata in Piemonte nei secoli scorsi. La forma più antica di Caritôn è ancora oggi confezionata a Castagnole Piemonte e nella borgata Tetti Cavalloni di Piobesi, dove alla pasta del pane, posta a lievitare, vengono aggiunti gli acini e lo zucchero.

Gli ingredienti per l’impasto sono: pasta del pane (preparata con farina 00, acqua, sale fino e lievito di birra, eventuale strutto), burro, zucchero, uva fragola (Vitis lambrusca o Vitis vinifera) fresca o appassita naturalmente per poche ore, olio d’oliva, scorza di limone, eventuali uova fresche.

Il Caritôn viene venduto a peso nel tradizionale sacchetto del pane o avvolto in cellophane da confezione.

redazione

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