A Cuneo Cej, parpèile, laver ëd fior e d’angej

Sabato 9 aprile, alle ore 17, presso i locali espositivi di Palazzo Samone

A Cuneo Cej, parpèile, laver ëd fior e d’angej-La Pancalera

CUNEO

Sabato 9 aprile, alle ore 17, presso i locali espositivi di Palazzo Samone (via Amedeo Rossi, 4), verrà inaugurata “Cej, parpèile, laver ëd fior e d’angej”, mostra di pittura e poesia di Candida Rabbia, cornice all’Exultet casanatense, esposto ed illustrato insieme ad un compendio sulle creature angeliche nell’arte. La mostra, ad ingresso libero, sarà visitabile da sabato 9 a sabato 23 aprile 2016, dal mercoledì alla domenica, dalle ore 15:30 alle ore 19. Per info: 320 4645950

È la natura comunicativa dell’exultet, antico mezzo di comunicazione dalla forza straordinaria per simultaneità di collegamento testo/immagine, ad aver mosso l’interesse di Candida Rabbia per questo oggetto artistico (poiché tale è oggi da considerarsi). Da tempo ne studia la sostanza, vedendone anche la valenza sempre più calzante con l’attualità: il rotolo miniato, noto come exultet, era emblematico della Pasqua, asse portante del calendario cristiano che vede, nel cammino di avvicinamento a Dio, l’uomo carnale diventare spirituale e l’uomo disperato aprirsi alla speranza.

L’evento viene proposto nel periodo immediatamente successivo alla Pasqua, per inserirlo nel contesto di una mostra che fa da cornice all’exultet stesso e che propone dipinti attinenti al risorgere primaverile della natura. La Pasqua si riconnetteva, infatti, all’arcaico rito pastorale della transumanza, che ricorreva, appunto, a partire da questa stagione.

I dipinti in mostra, oltre che a trarre dalla natura la loro espressione, sia in forma simbolica che in una veste più immediata e realistica, trovano confluenze anche nelle poesie, in lingua ancestrale, che li accompagnano, dell’artista stessa ma anche di alcuni originalissimi e apprezzati poeti suoi amici che partecipano all’evento con poesie che hanno per soggetto j’ angej.

Come il linguaggio divulgativo (nella sua accezione originaria “accessibile al volgo”) dell’exultet irrompeva nella storia della salvezza coinvolgendola emozionalmente, interessando l’udito con la melodia e la vista con i colori accesi delle immagini, così, allo stesso modo, oggi avremmo nuovamente bisogno di linguaggi veri, che afferiscono alla sostanza più che alla forma esteriore. Proprio come  quello dell’exultet, che ancora oggi è in grado di proiettare verso l’uomo di ogni  tempo valori eterni, con la sua capacità di legarlo con immediatezza anche all’ieri più remoto.

 

redazione

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