Frutta estiva in aumento e noccioleti rovinati

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CUNEO

Buona partenza per la frutta estiva in provincia di Cuneo, la qualità è elevata. Confagricoltura Cuneo registra un clima di sostanziale fiducia tra le aziende del settore.

 Sono iniziate ormai da qualche settimana le operazioni di raccolta della frutta nei frutteti cuneesi e le prime notizie sono più che confortanti. Lo confermano i tecnici di Confagricoltura impegnati nei costanti monitoraggi delle diverse aziende sul territorio. “Le prime indicazioni ci parlano, complessivamente, di una buona partenza – dice Alberto Giordano, presidente della sezione Frutta di Confagricoltura Cuneo -. Per quanto riguarda le albicocche, infatti, siamo ormai a due terzi della raccolta e i segnali sono incoraggianti con una qualità elevata e rese generalmente stabili rispetto allo scorso anno. Il mercato, dopo essere partito molto cauto, si sta riprendendo e le indicazioni sono positive anche per le varietà tardive. Buone notizie giungono dai piccoli frutti che, a raccolta praticamente ultimata, registrano note liete, sia per quanto riguarda qualità e rese e sia dal punto di vista commerciale, con quotazioni decisamente soddisfacenti”.

C’è grande attesa adesso per la raccolta di pesche e nettarine, iniziata da appena pochi giorni. “Siamo davvero agli inizi della raccolta, ma la qualità di tutte le varietà è buona e sul mercato c’è, ad oggi, un cauto ottimismo – riprende Giordano -. La speranza è che si mantenga tale anche nelle prossime settimane quando le operazioni entreranno ancora più nel vivo, confidando in un clima favorevole ai consumi. Si assiste un po’ ovunque a un calo produttivo, dovuto in parte anche a scelte di riconversione degli appezzamenti ad altre colture dopo le crisi degli scorsi anni”.

Secondo i dati di Cso (Centro servizi ortofrutticoli) Italy, in tutta Europa si evidenzia un calo dell’offerta produttiva di entrambe le tipologie, con una previsione per l’Italia inferiore alle 1,4 milioni di tonnellate per quanto riguarda il prodotto da consumo fresco. Trend in diminuzione anche per la Francia, mentre la Spagna dovrebbe attestarsi sui quantitativi dello scorso anno. La Grecia, stando alle previsioni, è l’unico Paese a registrare una leggera crescita produttiva. Per le nettarine si stima un calo complessivo del 6% nel Vecchio Continente, distribuito un po’ ovunque tranne che in Grecia. Il Cso ha precisato tuttavia che non ci sarà un deficit di offerta. Quest’anno finalmente si è tornati ad avere un certo stacco tra le diverse aree climatiche nell’ingresso dei prodotti sul mercato. Non dovrebbero esserci sovrapposizioni tra Nord e Sud Italia sui mercati.

Anche il direttore di Confagricoltura zona di Saluzzo e Savigliano, Marco Bruna, sottolinea il clima di fiducia che regna tra gli operatori del settore malgrado il ripresentarsi di un fattore sfavorevole: “Su tutto il comparto continua a pesare purtroppo l’embargo russo che, per il terzo anno consecutivo, priva le nostre produzioni di uno sbocco assai promettente sotto tutti i punti di vista – dichiara -. Anche per questo motivo i frutticoltori cuneesi devono continuare a produrre su livelli qualitativamente elevati per raggiungere sempre nuovi mercati”.

 

Buche nel terreno, asportazioni e rotture dei rami, decorticazione di giovani germogli e piante, fino alla ‘razzia’ vera e propria della parte più attesa dagli imprenditori agricoli: i frutti. Sono questi i principali danni che ghiri, caprioli e cinghiali stanno provocando in queste settimane nei noccioleti della provincia di Cuneo. Un fenomeno non certo nuovo, ma sempre più allarmante che Confagricoltura torna a denunciare con forza, considerati i pesanti danni che provoca sui raccolti.

“Gli agricoltori non ne possono più – dice Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo -. Sono anni che denunciamo danni da fauna selvatica, ma questa situazione di forte disagio non ha portato a nessuna misura concreta. È arrivato il momento che enti e istituzioni si assumano delle responsabilità, con dati alla mano evidenti e prendano provvedimenti per tutelare chi con fatica e caparbietà lavora per garantire un reddito alla propria famiglia e se lo vede compromesso nel giro di qualche notte. Se nell’immaginario collettivo un capriolo o un piccolo di cinghiale può suscitare tenerezza, per coloro che vivono di agricoltura il loro proliferare incontrastato rappresenta invece un danno immane alle colture – continua il Abellonio -. Ciò che preoccupa, infatti, è il numero di esemplari di fauna selvatica ormai completamente fuori controllo e in continuo aumento. Se questa situazione non cambierà, pur non condividendolo, saranno sempre più numerosi i casi di chi, esasperato dai continui danni, si organizzerà per tutelarsi in maniera autonoma”.

“I cinghiali, ad esempio, riescono ad aprire le nocciole con i denti e lasciano sul terreno solo cumuli di gusci vuoti – aggiunge Antonio Marino tecnico dell’associazione provinciale -; inoltre, dopo il loro passaggio, i produttori devono rispristinare il terreno scavato dalla loro furia, con notevole impiego di tempo e risorse. Purtroppo siamo arrivati al punto che le aziende, scoraggiate dai tempi della burocrazia e dalle esigue proposte di risarcimento, non denunciano neppure più i danni; ma non per questo non esistono, anzi sono in deciso aumento. Senza contare i costi tutt’altro che modici per sistemi di difesa che non riescono tuttavia ad alleviare le perdite di prodotto”.

 

redazione

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